Come hanno caldo le cicale a st’ora
Friniscono, e amoreggiano
col calmo fresco portato dalle foglie
Per aiutarsi dal caldo che cammina
Si fanno vento muovendosi a ventaglio
E per scordarsi della gran calura
Proteggono i germogli ancora in fasce
Sotto le grondaie cinguettii, pulcini
Che boccheggiano al calore, le madri
Disperate con le ali proteggono la prole
E danno voce, che il pettirosso ha perso
Il suo piccino per l’arsura
E il rampicante disteso alla parete
Preso a compassione
Prova ad alzarsi ma tutto è reso vano
E’ troppo in alto e non ce la può fare
E il canarino ha smesso di cantare.
Cani randagi abbandonati e soli
Cercano ristoro sotto un carretto
Solo appoggiato con le stanghe a terra
Un gatto arruffa il pelo e dopo scappa
Si sono messi i vasi dentro casa
I fiori soffrono e si risparmia acqua
Qui per la strada solo qualche carta
L’ombra di una foglia che cammina
Sopra i balconi fichi secchi al sole
L’origano profuma appeso al muro
E qualche passo che sta andando
In chiesa, poi a quest’ora non ci sono
Corpi
Soltanto anime abbandonate e sole
Che son tornate ancora a rivedere
Il proprio solleone di paese
Che illumina di bianco case e chiese
Copyright Antonio Catalano maggio ’10
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