Conto i rumori del picchio sopra il pino
I passi lenti dei vecchi nei giardini
Faccio il ripasso dei compiti di vita
Come alla scuola quand’ero ragazzino
non c’e un conto che mi ritorna giusto
E cerco aiuto alzando gli occhi al cielo
Nemmeno un santo che faccia capolino
Son tutti a cena ed il signore pure.
Chiedo un favore al portinaio del cielo
-Spegni la notte per farmi addormentare
-Col Padre eterno ho voglia di parlare
-Poiché le stelle potrebbero abbagliare
Mettici un velo e falle riposare
-Falle abat-jour almeno per stasera
-E il mio lamento diventi una preghiera.
Mi son sentito da sotto sollevare andare in alto
Come un aquilone, e poi posato sopra il pavimento
Di una sala senza le pareti e tutt’attorno
Prelati e tanti preti ad aspettare udienza
Dalla luce e sono secoli che stanno
a contemplare tutti arrabbiati nessuno
Con pazienza
Si fece avanti con piglio assai severo
Il Padre eterno vestito d’arroganza
Che cosa vuoi, che sei venuto a fare
Non vedi quanta gente ho da guardare?
Adesso parla ma dimmi tre parole
Ho poco tempo e per risparmiare
Ti leggo nella mente, e poi decido
Cosa devo fare.
E cosi preso da rabbia e da timore
Nelle mia mente mi venne una parola
che ripetei per farmi più capire
…Perché…Perché…Perché….
Lui mi guardò con molta compassione
Quasi sapesse con rabbia e comprensione e poi
Mi disse adesso… vai non farti più
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Copyright Antonio Catalano maggio ’10
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