lunedì 14 giugno 2010

L' UDIENZA

Conto i rumori del picchio sopra il pino

I passi lenti dei vecchi nei giardini

Faccio il ripasso dei compiti di vita

Come alla scuola quand’ero ragazzino

non c’e un conto che mi ritorna giusto

E cerco aiuto alzando gli occhi al cielo

Nemmeno un santo che faccia capolino

Son tutti a cena ed il signore pure.

Chiedo un favore al portinaio del cielo

-Spegni la notte per farmi addormentare

-Col Padre eterno ho voglia di parlare

-Poiché le stelle potrebbero abbagliare

Mettici un velo e falle riposare

-Falle abat-jour almeno per stasera

-E il mio lamento diventi una preghiera.

Mi son sentito da sotto sollevare andare in alto

Come un aquilone, e poi posato sopra il pavimento

Di una sala senza le pareti e tutt’attorno

Prelati e tanti preti ad aspettare udienza

Dalla luce e sono secoli che stanno

a contemplare tutti arrabbiati nessuno

Con pazienza

Si fece avanti con piglio assai severo

Il Padre eterno vestito d’arroganza

Che cosa vuoi, che sei venuto a fare

Non vedi quanta gente ho da guardare?

Adesso parla ma dimmi tre parole

Ho poco tempo e per risparmiare

Ti leggo nella mente, e poi decido

Cosa devo fare.

E cosi preso da rabbia e da timore

Nelle mia mente mi venne una parola

che ripetei per farmi più capire

…Perché…Perché…Perché….

Lui mi guardò con molta compassione

Quasi sapesse con rabbia e comprensione e poi

Mi disse adesso… vai non farti più

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Copyright Antonio Catalano maggio ’10

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