lunedì 14 giugno 2010

I FERITI...

C’è poca rabbia … c’è più rassegnazione

Fra gli esuli del mondo ricacciati,

Siamo l’emblema dello sfruttamento,

Servi da sempre feriti nell’orgoglio

E sanguiniamo fra silenzi, e sguardi

Complici infami, di un ingiustizia

Eterna … e mai placata.

Noi siamo il sangue, la linfa della vita

Che ha dato ai ricchi la forza del potere

Quell’arroganza che li fatti bestie

Per fare schiavi chi li fa potenti

Renderli Dei del loro mondo indegno

Noi qui in silenzio sempre a capo chino

A dire si anche quando è morte

E annegano nel sangue e campi di sterminio

Ogni lamento ed ogni ribellione

E noi sempre traditi prima dai sogni e poi

Dalla speranza ci è data in pasto

Per farci stare buoni e poi menzogne

Assieme al pane amaro che ci dicon

Pur di benedire, come se fosse un dono

Fatto apposta,

Mentre è lavoro sangue del mio sangue

Satira di un vivo fatto a un morto, avvelenando

Un uomo fatto Dio

Voi lo capite figli della plebe questi assassini

Uccidono da sempre e mai nessuno ne ha cambiato

Il senno,

Per causa loro ci hanno spedito in guerra

Ad ammazzare poveri e innocenti

Ci ha fatto conquistare mondi interi

E fatti schiavi uomini impotenti

Hanno rubato pane a mille genti

E tutto questo in nome di un Signore

Che era morto per colpa del potere

Che era minacciato dall’amore

Uomini infami indegni della vita

La sola colpa dei popoli del mondo

È di avere in cuore la pietà, negandosi

Da soli il pane e libertà

Occorre sollevarsi, ribellarsi, in ogni parte

E regalare soltanto tolleranza agli uomini giusti

Ma senza la speranza, quella donata per un po’ di pane

quella è finita adesso tocca noi

Copyright Antonio Catalano maggio ’10

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