C’è poca rabbia … c’è più rassegnazione
Fra gli esuli del mondo ricacciati,
Siamo l’emblema dello sfruttamento,
Servi da sempre feriti nell’orgoglio
E sanguiniamo fra silenzi, e sguardi
Complici infami, di un ingiustizia
Eterna … e mai placata.
Noi siamo il sangue, la linfa della vita
Che ha dato ai ricchi la forza del potere
Quell’arroganza che li fatti bestie
Per fare schiavi chi li fa potenti
Renderli Dei del loro mondo indegno
Noi qui in silenzio sempre a capo chino
A dire si anche quando è morte
E annegano nel sangue e campi di sterminio
Ogni lamento ed ogni ribellione
E noi sempre traditi prima dai sogni e poi
Dalla speranza ci è data in pasto
Per farci stare buoni e poi menzogne
Assieme al pane amaro che ci dicon
Pur di benedire, come se fosse un dono
Fatto apposta,
Mentre è lavoro sangue del mio sangue
Satira di un vivo fatto a un morto, avvelenando
Un uomo fatto Dio
Voi lo capite figli della plebe questi assassini
Uccidono da sempre e mai nessuno ne ha cambiato
Il senno,
Per causa loro ci hanno spedito in guerra
Ad ammazzare poveri e innocenti
Ci ha fatto conquistare mondi interi
E fatti schiavi uomini impotenti
Hanno rubato pane a mille genti
E tutto questo in nome di un Signore
Che era morto per colpa del potere
Che era minacciato dall’amore
Uomini infami indegni della vita
La sola colpa dei popoli del mondo
È di avere in cuore la pietà, negandosi
Da soli il pane e libertà
Occorre sollevarsi, ribellarsi, in ogni parte
E regalare soltanto tolleranza agli uomini giusti
Ma senza la speranza, quella donata per un po’ di pane
quella è finita adesso tocca noi
Copyright Antonio Catalano maggio ’10
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