Portami via da questo posto infame
nave negriera, dei cuori di povera gente.
Ancora lontane luci di lampioni, offuscati
ombre lunghe al mio cammino silente,
e il sentire di passi sicuri, ma troppo lontani
nel tempo per essere ancora presenti.
E io schiavo, io servo, io uomo,
cane randagio, figlio del tempo negato
servito a far lana ai potenti.
Portami via da questo mare in burrasca
dove la rabbia, dove acqua salata
è il mio sangue, rosso per audace passione
fà in modo che tutto diventi un passato
un sogno, un incubo avuto e svanito
e magari un risveglio più dolce e chissà...
più giusto,che questa zattera avara
si fermi in un posto diverso, un'isola senza
amarezze, magari con pochi sorrisi
ma con gli occhi di diverso colore.
Porta lontano la voce, magari...
da dove sono venuto, e illumina
per un solo secondo la strada che più
non ritrovo, aiutami dammi una mano
non voglio esser preso per mano
ma soltanto un raggio di luce,
un'idea una tenue candela che mi faccia
strada nel buio.
E non salutare nessuno, che tutto
sia fatto in silenzio, come pianto
che sia solo sospiro, non salutare
questo posto per morti viventi,
dove allevano solo perdenti
e lo sono da che sono nati,
questa è ortica datomi in pasto
e siccome l'ho rifiutata, m'hanno
dato una vita di stenti...
anzi scusa prima ho sbagliato
quando passi davanti a una casa
fà uno sforzo...saluta mia madre
soltanto...
non vorrei che perdesse suo figlio
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