mercoledì 4 agosto 2010

I Vestiti della Festa

Escono dal tempo...le mie voci
e son vestite in abito da festa...
con le cravatte vecchie e stropicciate
vestiti lisi a volte tramandati...
e volti stanchi,
con rughe secolari
di un tempo fermo,
che non cammina, mai
ferite sanguinanti
dentro gli occhi, la rabbia eterna
di una morte sperata come...fosse buona sorte
e la si spera...
se muore la speranza
 sempre attaccata
al culo della gente,
è regalata per farla
stare buona.
Ma quanti passi si contano alla fine
negli occhi amari di una gioventù
se pure bella intelligente e forte
viene delusa dai saggi senza storia
che pur di dire che tutto ci va bene
tutta la lotta la  fan finire in gloria.
E poi le donne
che mi ricordo io
sempre a pregare
 un distratto Dio
che esce solo nei giorni della festa
e tutto intorno profumi di rossetto
e guance vive degne delle pesche
sorrisi amari dedicati a un mondo indegno
di ricevere sorrisi e il loro
amore, la loro sofferenza,
e i loro sogni dietro una canzone,
che fa sognare
ma che fa morire,
si mangia sale prima di morire.
Gli anziani vivi ma stanchi di sognare
di camminare all'ombra della vita
e si vergognano in fondo di campare
si nascondono...
 han voglia di cantare
se pure han voce
 non posson camminare
a passo lento...vanno verso il vento
cani randagi venuti dal passato...
abbandonati anche dalla vita
che intanto passa perché rimasta
indietro ad aspettare...
 un gran futuro
soltanto immaginato
che sul selciato
è ancora calpestato.

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