venerdì 20 agosto 2010

IL TEMPO DELLE MORE

Tacevano a  quel tempo le parole.

Quando negli occhi...
      c'era il sole
di una gioventù ancora acerba.

Quando lo sguardo s'incrociava appena
       con quei capelli,
e con quegli occhi vivi
        di ragazzina
che non hai visto più.

Per cui sentivi tanta tenerezza
e immaginavi viaggi intorno al mondo
          e ti fermavi...

       se non sorrideva.

Coi desideri nati dai pensieri
immaginavi di dire le parole,
che tu tenevi in gola per pudore.

E son rimaste li per troppo tempo
e hai fatto diventare le tue estate,

autunni tristi appesi alle pareti...
di  un cuore avaro...
che non si aperto più,

soltanto col timore di abbassare
lo sguardo a terra perché
l'icompresione e la stupidità
rimane l'arma per rimanere soli.

E dopo la tua vita ti distrae,
gioca col tempo,
ma si diverte poco.

Ti svegli una mattina con le rughe
       con gli occhi stanchi,

        forse d'aspettare.

       Intorno è autunno...

            e ti ricordi...

Quando alla fine  di un'estate...
       passata nella noia...

       davanti a un rovo

trovato li per caso...quant'era...

dolce il tempo delle more

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