Tacevano a quel tempo le parole.
Quando negli occhi...
c'era il sole
di una gioventù ancora acerba.
Quando lo sguardo s'incrociava appena
con quei capelli,
e con quegli occhi vivi
di ragazzina
che non hai visto più.
Per cui sentivi tanta tenerezza
e immaginavi viaggi intorno al mondo
e ti fermavi...
se non sorrideva.
Coi desideri nati dai pensieri
immaginavi di dire le parole,
che tu tenevi in gola per pudore.
E son rimaste li per troppo tempo
e hai fatto diventare le tue estate,
autunni tristi appesi alle pareti...
di un cuore avaro...
che non si aperto più,
soltanto col timore di abbassare
lo sguardo a terra perché
l'icompresione e la stupidità
rimane l'arma per rimanere soli.
E dopo la tua vita ti distrae,
gioca col tempo,
ma si diverte poco.
Ti svegli una mattina con le rughe
con gli occhi stanchi,
forse d'aspettare.
Intorno è autunno...
e ti ricordi...
Quando alla fine di un'estate...
passata nella noia...
davanti a un rovo
trovato li per caso...quant'era...
dolce il tempo delle more
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