giovedì 22 luglio 2010

IL PIANETA DAL SOLE D'ARGENTO ( Le novelle di morfeo- atto primo )

Io mi trovai in una nebbia fitta, dove la luce, sembrava un bel miraggio, a passi incerti, e senza alcun futuro, per tutto il sottobosco che esisteva. Passo passo cresceva l'incertezza più della paura , che pure avevo, e mi sentivo gli arti  inumiditi  per questa nebbia che entrava nelle ossa.
Sento respiri, che non sono umani, provengono da alberi giganti, da fiori e foglie che vivono un una vita che così breve non l'ho vista mai, nascono muoiono e danno vita in pochi istanti e questo di continuo, senza sosta come avessero fretta di morire.
Emanano odori, profumi d'ogni sorta, e tutto questo immersi nelle nebbia, s'odono urla e voci, alcune strane insinuanti e tristi ad altre allegre con risate assurde, e non capisco nemmeno una parola.
Nascono frutti con forme assai diverse, come disegnati da bambini, deformi, ma ricche alquanto di vera fantasia ma anche loro hanno vita breve, e si trasformano disegnano, concetti, ci sono alcuni che formano espressioni, e dopo pulsano e danno le illusioni, si posson avere persino le visioni, e fanno perdere alcune sensazioni persino il tatto diventa un'altra cosa tutte le cose diventano esperienze...è tutto nuovo e nulla si colora dei soli colori che  conosco. Era passato un po' di tempo e ancora non capivo per quale motivo
mi trovavo in quel posto strano mai neppure immaginato e ancora meno desiderato. stavo provando ad addormentarmi quando d'un tratto una luce strana m'ha sollevato e mi portò sin qua sopra con sensazioni di immaginazioni sogni incubi ricordi molto vivi e dopo buio ed ora sono qui in questo ambiente strano con dei colori che stanno fra l'argento ed il grigio vivo, e poi di tanto in tanto qualche fascio  bianco. Per il vero non  so se giunto sono al mattino o al tramonto tanto difficile capire tempi e spazi in quanto.. angolo di mondo, per tanto sia difficile distinguere fra cielo e terra per quello che sono le mie conoscenze di mondo, ma ho deciso
di andare comunque avanti lasciandomi alle spalle non solo sciami di timori e di domande ma anche sciami
di strani uccelli che non hanno piume ma peli argentei, non sono aggressivi, ma sono uccelli con becchi schiacciati  e fanno versi simili a pianti di un bambino e occhi frontali come quelli dei gufi, con sfumature di grigio e di bianco sporco, e li ho visti ritirarsi, in un albero con un grande buco al centro del tronco, e l'albero si lamentava tramite suoni indefiniti e poi di colpo ...silenzio

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