Sapessi com'è amaro giocare con le dita
ed intrecciarli sino a farsi male
e poi dormire con la corda al collo
sognando infine ch'è solo una collana
prendere a calci la faccia di un bambino
pensando ch'è la stessa ... di un pallone.
fare sberleffi senza una ragione
bruciare il letto per ridere di Piero
che intanto dorme e non se ne accorto
pisciare nel bicchiere di Santina
e rovesciare il latte la mattina
e se va male sognare di volare
e poi cadere, con gli angeli del cielo
indaffarati, non si sa a che cosa
Scuotere la testa tutto il giorno
Guardare un punto fisso senza tempo
essere distratti dalla noia
e stare zitti non dire una parola
se l'infermiere li ha presi a calci in culo
Guardare fisso la faccia di un pagliaccio
dipinta sulla tela, sopra il muro,
diventa triste quando
intorno è buio, e dopo
piange, lacrima il pagliaccio.
E poi giocare quando si fa notte
con questi occhi
che non stan mai fermi,
coi teli delle tende, che fan festa
se ogni tanto la luna l'accarezza
e finchè il vento li bacia con tristezza.
Aver paura dei passi nella stanza
perché di notte anime inquietanti
giocano coi giochi dei bambini
cubi colorati, con cerchi, stelle
e oggetti d'ogni forma e dimensione
che sono ancora tutte da inserire
dentro la valigia della vita, di quella
vita ch'è rimasta fuori.
Fuori coi gatti, i cani, e gli uccellini
i canarini, e le farfalle e fiori, e dopo prati
gli alberi e l'amore che in questa
stanza non trova il posto suo
dalla valigia se n'è rimasta fuori
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