lunedì 7 febbraio 2011

LA STANZA DEI BIMBI FANTASMA

Sapessi com'è amaro giocare con le dita

ed intrecciarli sino a farsi male

e poi dormire con la corda al collo

sognando infine ch'è solo una collana

prendere a calci la faccia di un bambino

pensando ch'è la stessa ... di un pallone.

fare sberleffi senza una ragione

bruciare il letto per ridere di Piero

che intanto dorme e non se ne accorto

pisciare nel bicchiere di Santina

e rovesciare il latte la mattina

e se va male sognare di volare

e poi cadere, con gli angeli del  cielo

indaffarati, non si sa a che cosa

Scuotere la testa tutto il giorno

Guardare un punto fisso senza tempo

essere distratti dalla noia

e stare zitti non dire una parola

se l'infermiere li ha presi a calci in culo

Guardare fisso la faccia di un pagliaccio

dipinta sulla tela, sopra il muro,

diventa triste  quando

intorno  è  buio, e dopo

piange, lacrima il pagliaccio.

E poi giocare quando si fa notte

con questi occhi

che non stan mai  fermi,

coi teli delle tende, che fan festa

se ogni tanto la luna l'accarezza

e finchè il vento li bacia con tristezza.

Aver paura dei passi nella stanza

perché di notte  anime inquietanti

giocano coi giochi dei bambini

cubi colorati, con cerchi, stelle

e oggetti d'ogni forma e dimensione

che sono ancora tutte da inserire

dentro la valigia della vita, di quella

vita ch'è rimasta fuori.

Fuori coi gatti, i cani, e gli uccellini

i canarini, e le farfalle e fiori, e dopo prati

gli alberi e l'amore che in questa

stanza non trova il posto suo

dalla valigia se n'è rimasta fuori

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