giovedì 10 febbraio 2011

GECHI E RANE

Rimane il geco taciturno e fermo
ad spettare che s' avvicini il pasto
Quando l'arancio di un tramonto
vive e uccide il giorno che lentamente
muore.

 E s'alza il vento orgoglioso, fiero
 che fa i capricci accarezzando il lago
che con le onde si fa sedurre e sogna
fra mille luci di una città lontana, vestita
di poesia, e fantasie, dove i fantasmi
giocano coi vivi.

Dove di notte passeggia Biancaneve.

Voci randagie, e canti d'altri tempi,
vengono insegnate dalle fate
che questa volta si son vestite in rosso,
per dar colore al grigio dei quartieri,
e a quelle case abbandonate, e tristi.

Dove una volta ci risplendeva il sole,
e invece oggi ci sono solo i rospi
e poi le rane insetti d'ogni sorta
invece delle donne sulle porte.
per salutar chi parte e chi ritorna ...
se torna

Sui marciapiedi unti di catrame
ci sono sempre le donne di una volta
con l'arcolaio a preparare filo
per tutti quelli che non lo sanno
fare.

Per i bambini, i vecchi, i giovanotti
che sono pigri, e pensano a dormire
I benpensanti e gli uomini di mente
che parlan solo e che non fanno niente
invece di sognare e poi lottare

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