Qui c'è una strada,
che sembra scalinata
regno di casbe
avvolte nel mistero
dove il silenzio
è solo un'illusione
ad ogni porta un vaso di begonie
cactus felici di rimanere al sole
i secchi d'acqua versati verso valle
che gorgogliando raccontano
le storie di vecchi carri,
di guerrieri antichi
di grandi amori,
finiti a coltelllate
per qualche sguardo
o rose regalate.
Ed i vasai a disegnar ricami,
i battitori di rame e dello stagno,
e poi funari a tirare corde.
Delle rivolte fatte per il pane.
Poi ... bambini seduti sui gradini,
che con le strombole lanciano i cordini
le immagini dei santi, sulle porte
e le ragazze che fanno le moine
i seni acerbi mostrati con orgoglio
quattordicienni incinte con un figlio
e sopra i muri posati stanno i ferri
quelli per zappare ... i contadini
e dopo il fabbro, il vino, il farmacista
con su la porta scritto " SEI FASCISTA ! "
La strada è vuota, qui non c'è nessuno
si sentono le voci, cori e canti,
fra questi muri se pure abbandonati
cantano echi lasciati da quei venti
che sono soli e non trovan pace
e si lamentano che in questo posto
strano non c'è nessuno che parla
del passato, soltanto un vecchio
a spasso col suo cane,
davanti a un manifesto comunista
parla da solo e impreca con se stesso,
di quella volta che s'era innamorato,
ed il suo amore l'aveva abbandonato,
ma lui fedele serio amareggiato,
pensa al suo amore
che non è tornato.
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