mercoledì 12 gennaio 2011

Fiat - Nam 2011

Nessuno chini il capo

davanti alla sconfitta,

e dal silenzio, l'umiliazione,

la sopportazione.

S'alzino i canti, di liberazione,

e nelle tasche vuote di speranza,

si stringano i pugni nati dalla rabbia.

Non giudicate servi, i ricattati.

Sono fratelli ...

solo obbligati dalla povertà

dalla miseria e dall'ignoranza,

dalla menzogna e la vigliaccheria

dai servi dei padroni e dei potenti

Tenuti in vita dai mostri infami

del grande capitale.

E non fidatevi dei falsi condottieri

canea, cialtroni , e figli di megere

hanno indossato le camice nere

per conservare la sete di potere

mettendo il cappio al collo agli innocenti

ai figli della pace e del  lavoro.

Ancor più laidi di chi v'ha fatto schiavi.

Fate garrire le bandiere vostre,

al canto libero degl'inni d'officina,

e poi stringete la mano del vicino

e  ricordate tutti i nostri morti

sia  nei campi, in piazza o per le strade

quelli picchiati dalla polizia e dopo morti

a causa delle botte,

per la la libertà, e quelli assassinati in officina

poi quelli morti per  il lavoro o per il futuro

per noi sta  sempre dopo l'orizzonte.

E RACCONTATE LA STORIA AI VOSTRI FIGLI


Si ascoltino le voci  delle donne

quella dei bambini senza nulla, eredi di

di futuro senza sole.

Quella della nostra gioventù, il cui orgoglio

diventa il nostro scudo.

Quella dei saggi che chiedono giustizia

e un po' di pane per non morire dentro

e poi si ascolti la voce del futuro che chiede

LOTTA!  per essere raggiunto.

E poi di giorno o quando vien la sera

pensi ai ricatti, alla vita tua da schiavo

o al tuo compagno che senza pane è a casa

o al figlio tuo che non ha futuro.

E tutto questo

ti fa tanto male, al tuo schiavista chiamalo PADRONE

e dopo canta l' INNO NAZIONALE

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