Nessuno chini il capo
davanti alla sconfitta,
e dal silenzio, l'umiliazione,
la sopportazione.
S'alzino i canti, di liberazione,
e nelle tasche vuote di speranza,
si stringano i pugni nati dalla rabbia.
Non giudicate servi, i ricattati.
Sono fratelli ...
solo obbligati dalla povertà
dalla miseria e dall'ignoranza,
dalla menzogna e la vigliaccheria
dai servi dei padroni e dei potenti
Tenuti in vita dai mostri infami
del grande capitale.
E non fidatevi dei falsi condottieri
canea, cialtroni , e figli di megere
hanno indossato le camice nere
per conservare la sete di potere
mettendo il cappio al collo agli innocenti
ai figli della pace e del lavoro.
Ancor più laidi di chi v'ha fatto schiavi.
Fate garrire le bandiere vostre,
al canto libero degl'inni d'officina,
e poi stringete la mano del vicino
e ricordate tutti i nostri morti
sia nei campi, in piazza o per le strade
quelli picchiati dalla polizia e dopo morti
a causa delle botte,
per la la libertà, e quelli assassinati in officina
poi quelli morti per il lavoro o per il futuro
per noi sta sempre dopo l'orizzonte.
E RACCONTATE LA STORIA AI VOSTRI FIGLI
Si ascoltino le voci delle donne
quella dei bambini senza nulla, eredi di
di futuro senza sole.
Quella della nostra gioventù, il cui orgoglio
diventa il nostro scudo.
Quella dei saggi che chiedono giustizia
e un po' di pane per non morire dentro
e poi si ascolti la voce del futuro che chiede
LOTTA! per essere raggiunto.
E poi di giorno o quando vien la sera
pensi ai ricatti, alla vita tua da schiavo
o al tuo compagno che senza pane è a casa
o al figlio tuo che non ha futuro.
E tutto questo
ti fa tanto male, al tuo schiavista chiamalo PADRONE
e dopo canta l' INNO NAZIONALE
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento