Ricordi Elisa ... il posto delle more
quando l'autunno
era ancor bambino
e a piedi scalzi,
ci veniva incontro
senza un sorriso ...
Andava lentamente
e rispettoso giocava
a nascondino
in mezzo ai rovi.
Poi raccoglieva
il rosso delle more
e delle bacche
... lo dipingeva
sulle labbra tue
tenere e calde come
ciliege, baciate
dalla luna in primavera
e le tue gote, due rose rosse
buttate sulla neve
e abbandonate.
Ed una notte il gelo della brina
le ha sedotte sono rimaste
la per molto tempo ...
sempre più fredde
ad aspettare un raggio
mai arrivato.
Ricorda Elisa il tuo sorriso
che quasi caldo
come le tue mani,
coglieva il freddo, quello mio
e lo rinchiudeva
in quella cella che tu chiamavi
cuore ... forse fu amore
ma io
non l'ho sapevo
E poi le sere,
con fuori il freddo,
la neve che cadeva
dolcemente
noi dentro un bar,
a chiacchierare
tenendo nelle mani
un sol bicchiere
nel tentativo
di scaldarci il cuore.
che stava fuori
ad aspettare il tram.
Adesso ci troviamo dopo tanto
abbiamo gli occhi
ma non ci vediamo
le nostre rughe stanche
come gli occhi
sono più fredde
di quella neve antica
che sè posata
sopra i nostri cuori
se pure caldi
senton troppo freddo
come la neve caduta
in quell'autunno.
Quando le more
giocavano all'amore.
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